Chiffon Abito senza rosa 0 Cache lungo Cocktail senza bianco spalline Sweetheart spalline qwt8T

Jacopo Galimberti

Sei mesi fa un amico editore mi ha chiesto un parere circa un manoscrito anonimo che gli era stato recapitato. Ne era entusiasta e avrebbe voluto pubblicarlo. Due mesi dopo, però, la moglie lo ha piantato per la ventenne moldava che si occupava della madre di lui. La piccola casa editrice, che era finanziariamente sulle spalle della moglie, è colata a picco nel giro di una settimana. Il manoscritto non presenta titolo. È un romanzo storico ambientato nella Spagna del Cinquecento. L’amico voleva infatti formattarlo come uno spiazzante contributo alla New Italian Epic, anche se ormai il dibattitto è scemato.

Tale Lazarillo nato a Tormes racconta, in prima persona, le tribolazioni della propria esistenza a “vostra Grazia”. Sotto la patina tenebrista di una Spagna tutta iuta e garze sozze, non si fatica a intravedere un quarantenne del Nord, il cui immaginario si è nutrito dei balordi di David Foster Wallace, dei ribaldi di Roberto Bolaño, senza disdegnare la saggistica di Camporesi, con i suoi “vagamondi” e le sue cloache. Lazarillo non è un mendicante, non è un attore, non è un avventuriero, né un chirurgo: è un po’ di tutto, ma certo non un ribelle. Retrospettivamente, imputa le rocambolesche traversie della propria vita ai rovesci della “Fortuna”. Al di là degli aspetti autobiografici, la trovata dell’autore consiste nello svelare, pagina dopo pagina, che Lazarillo non è nient’altro che la trasfigurazione di un odierno precario italico. Il romanzo a chiave diventa allora una satira dell’Italia, del suo welfare, dell’indigenza dilagante, dei rigurgiti feudali del mercato del lavoro.

Il lettore smaliziato non tarderà a cogliere gli indizi. L’estrazione sociale di Lazarillo, innanzitutto, è oscura. La dolce madre lo ha messo alla porta invitandolo a cercarsi un “padrone”. Il termine “padrone” già di per sé è sottile, poiché, ancorché storicamente fondato, innesca la serie delle allusioni e delle trasposizioni. La cultura di Lazarillo, poi, è troppo sfaccettata per essere quella di un pitocco sdentato. Man mano che l’intrigo si snoda, le sue osservazioni sono più quelle di un umanista erasmiano esule da qualche corte padana o di un nobile decaduto diventato ciarlatano itinerante. In questo gioco di specchi viene lentamente alla luce la traiettoria del Lazarillo/precario: laurea umanista, famiglia di ceto medio o medio basso che per motivi ignoti (esodati?) si defila abbandonandolo a se stesso.

Il laureato vaga e cialtroneggia a tutto campo, inventando e reinventandosi tra doppi e tripli lavori spesso pagati con una pacca sulla spalla, o un fracco di botte. La sua erranza è a un tempo reale e allegorica. La vita del precario non è più un percorso in cui ogni tappa prevede un accumulo di esperienze che predispongono a un’ascesa sociale o almeno a un ruolo più congruo all’età. Le avventure di Lazarillo non contemplano nessuna direzione o architettura, inanellandosi per semplice addizione. Stagna nella miseria, ma quasi per caso risale la china e diventa padroncino (di un mulo), poi è di nuovo affamato, poi diventa addirittura ricco, ma le “avversità” non demordono e il gratta e vinci (un monaco ricchissimo che gli lascia tutto) si rivelerà l’ennesima fonte di beffe e bastonature.

Naturalmente, una direzione è inaggirabile, ed è biologica: con l’invecchiamento possibilità e risorse si restringono (la pensione è ovviamente fuori dall’orizzonte mentale del precario). Le pagine in cui un Lazarillo emaciato fa il facchino di ricche cortigiane sono magistrali. Anche il lettore meno empatico avvertirà delle fitte lombari. Ma il tourbillon ricominica ancora e ancora, con borghi brulicanti, cavadenti, quaresime, banditi e “padroni” non meno banditi che coinvolgono Lazarillo in illeciti in cui sarà il solo a non trarre profitto. Non che il precario manchi di un’indole truffaldina, ma è completamente ignaro di quella teoria del sabotaggio creatore che ci hanno lasciato in eredità i gloriosi anni Settanta. Tuttavia, c’è una spiraglio di rivolta, benché remoto. Lazarillo non cade mai nel mito dell’auto-imprenditorialità. L’umanista scioperato rifiuta il lavoro con un gesto immaturo che è però già un indizio di insubordinazione: “ho sempre preferito di gran lunga mangiare cavoli e aglio senza lavorare, che non galline e capponi lavorando”.

Due osservazioni a latere. L’anticlericalismo e l’incredulità che pervadono il romanzo sono anacronistici nel Cinquencento. Nelle mie note di lettura avrei inoltre cassato la parte in cui il precario si trasforma in tonno. Annotavo: “troppo segnata da temperie post-moderna: modernariato”. Adesso che ci penso, Alessandro Raveggi ha pubblicato un libro in cui si parla di un uomo-pesce, e se fosse lui l’anonimo spagnoleggiante? Nel caso editori meglio ammogliati fossero interessati a questo manoscritto, non esitino a contattarmi. Un avvincente romanzo di locande, bische, bordelli e lettighe.

And M Wear Size Mix Skirt Fashion Marks s Ladies Spring Matita Spencer 14 Black
Jr Western a Shiny Gold Tribute Rodeo Metallic 5 vita Pantaloni Lawman New 25x36 alta fqRAPP

2 risposte a “Il picaro e il precario”

  1. Fashion s Marks Matita Ladies Size 14 Wear Spring Black Skirt Mix Spencer And M W4wqxAR8dq

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Bcbg Maxazria Maxazria Bcbg Maxazria Maglione Maglione Bcbg Maglione Bcbg Maxazria Maglione Bcbg g11xrdqZ

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.